Il sociale non è figlio di un dio minore pubblicato il 12/02/2015

Intervento dell'Assessore Marinella Sclocco al Convegno "Social Lab" con il Ministro Giuliano Poletti - 13 febbraio 2015

Buongiorno a tutti, un caro saluto a voi tutti, che rappresentate quella parte di Abruzzo che conosce tutti i giorni il volto degli abruzzesi.

Benvenuto al Ministro Giuliano Poletti, che ringrazio per questa sua presenza che dà forza al progetto di riforma e di innovazione delle politiche sociali che abbiamo intrapreso in Abruzzo.

Le relazioni di questa mattina sono state piene di stimoli perché è dalla ricerca sociale che può scaturire la vera innovazione. Come dice Roberto Benigni, “iniziare un nuovo cammino spaventa. Ma dopo ogni passo che percorriamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi”.

E’, infatti, oggi molto pericoloso stare fermi: l’Abruzzo delle politiche sociali è fermo alla legge 22 del 1998. Sono passati 17 anni e ci risvegliamo oggi con una legge 328 ancora da recepire, un sistema dei servizi sociali senza regole e pieno di falle, affidato alla buona volontà dei singoli. Nel 1998 abbiamo vissuto una bella stagione anticipatrice della riforma nazionale, di cui Tiziano Vecchiato ne è stato protagonista e lo ringrazio per aver accettato di ritornare in Abruzzo per parlarci delle nuove frontiere del welfare.

E’ molto pericoloso stare fermi perché in questo modo le risorse non crescono, si consumano, si sprecano, il sistema sociale diventa autoreferenziale e cristallizzato, nessuno lo controlla e governa più, e non riusciamo più a rispondere ai bisogni delle persone che cambiano ogni giorno. Sappiamo che questa è stata la realtà degli ultimi anni.

Dobbiamo iniziare un nuovo cammino perché stare fermi significa per il welfare regionale finire per sempre.

E allora questo cammino lo abbiamo iniziato ad ottobre scorso con le linee guida per le politiche sociali: un avvio basato sulla grande partecipazione. Sono stati oltre 100 gli enti, i Comuni, i Servizi sanitari, le Organizzazioni sindacali, gli Ordini professionali, le associazioni e tutto il terzo settore, ma anche cittadini e operatori, a produrre propri documenti che abbiamo raccolto e sintetizzato per poterli poi declinare nel nuovo Piano e nei nuovi strumenti normativi. E ringrazio tutti coloro che hanno letto, studiato, emendato le linee guida offrendo numerosi suggerimenti di miglioramento che abbiamo raccolto, insieme al plauso quasi unanime di tutti nei confronti della riforma.

Io non tornerò oggi sui capisaldi della riforma, che sono a disposizione di tutti e di cui ho parlato nei mesi scorsi.

Perché oggi siamo qui a discutere sugli scenari evolutivi delle politiche sociali a livello nazionale e internazionale per poterne fare tesoro e adottarli anche nella nostra Regione. Perché le politiche sociali non sono finite, non sono alla deriva, anzi sono sulle soglie di una rinascita che passa attraverso il cambiamento strutturale. E quindi guardiamo con fiducia a questo presente di trasformazioni.

Quella stessa fiducia e attenzione al sociale che ha ispirato il discorso del Presidente della Repubblica Mattarella e che ho voluto riprendere nel titolo di questo mio intervento. Perché le politiche sociali hanno il dovere di guardare al volto delle persone che devono curare e accompagnare per mano nella crescita, nell’integrazione sociale, nella speranza. E tutti gli strumenti che noi mettiamo in campo devono avere al centro la persona con il suo volto, con i suoi bisogni e con i suoi diritti.

Siamo la tredicesima regione italiana per tasso di natalità, la nona per indice di vecchiaia e la quarta per tasso migratorio. E allora la prima sfida che abbiamo davanti, lo ricordava Elisabetta Notarnicola, è quella dell’integrazione sociale e sanitaria. Da meno di un mese abbiamo già fatto una mini rivoluzione in Abruzzo: abbiamo un solo Dipartimento per il sociale e per la sanità. Non era mai accaduto prima perché il sociale era sempre ruota di scorta di qualche assessorato minore. Ad esempio, da sempre il sociale è stato un po’ al rimorchio di altre politiche considerate più di “serie A”. E’ vero che per il sanitario come Regione spendiamo 2 miliardi e 300 milioni in Abruzzo e per il sociale le risorse complessive in Abruzzo sono circa 80 milioni di euro, ma il sociale è la base di tutte le politiche!

E proprio nel giorno in cui il sociale ha fatto queste nozze con la sanità, lo voglio ripetere a gran voce.

IL SOCIALE NON E’ FIGLIO DI UN DIO MINORE.

Servizi sociali e Servizi sanitari hanno la pari dignità e sono fondamentali l’uno per l’altra. Anzi un sociale efficace previene le patologie e quindi ha un ruolo preventivo e strategico senza il quale il sanitario rischia di implodere.

So che tanti operatori del sociale, tanti assistenti sociali, hanno sofferto e soffrono ancora molto per il fatto di essere considerati minoritari nelle scelte socio-sanitarie e nella presa in carico dei cittadini. Vi assicuro che non sarà più così perché la PARI DIGNITA’ FRA SOCIALE E SANITARIO sarà uno dei miei obiettivi. Perché Integrazione non significa fusione o incorporazione, ma INCONTRO FRA SISTEMI, CIASCUNO CON LA PROPRIA DIGNITA’, SPECIFICITA’ E AUTONOMIA. E ringrazio l’Assessore Silvio Paolucci, con cui ho una grandissima intesa, perché dimostra ogni giorno questa pari dignità.

La seconda sfida richiede poi un forte cambiamento di mentalità fra tutti coloro che governano il sistema delle politiche sociali.

E QUESTA SFIDA SI CHIAMA CORRESPONSABILITA’.

Delle politiche sociali non è responsabile solo lo Stato o la Regione, ma lo sono i Comuni ovvero coloro che conoscono il volto dei cittadini e devono organizzare le risposte sul territorio. E responsabili sono anche le organizzazioni sindacali, le ASL, le associazioni datoriali, il terzo settore: questi ultimi oggi non sono meri erogatori, né devono considerarsi tali, ma sono attori della comunità a cui è chiesto un pari livello di responsabilità.

Lo Stato, già dall’ultima finanziaria, ha mostrato di avere in chiaro questa responsabilità. Per la prima volta, da cinque anni, il finanziamento delle politiche sociali non è stato tagliato, ma anzi è stato incrementato. E ringrazio il Ministro Poletti per aver promosso questo cambiamento di cui ci parlerà fra poco.

Come Regione stiamo cercando di fare del nostro meglio per rimettere in cammino le politiche sociali in Abruzzo, nonostante tutti i problemi che ci sono e che non nascondiamo. Abbiamo il Dipartimento unico, che si sta riorganizzando. Ho istituito la Cabina di Regia del nuovo Piano sociale, di cui, proprio per il principio della corresponsabilità, fanno parte rappresentanti delle forze principali in campo nel settore sociale. Nei prossimi mesi riscriveremo la programmazione e le nuove regole di funzionamento del sistema dei servizi sociali che abbiamo indicato nelle linee guida.

Per questo CHIEDIAMO PIU’ CORRESPONSABILITA’ AI SINDACI, ai colleghi assessori dei Comuni, ai dirigenti e funzionari, nella gestione oculata dei FONDI, perché gli sprechi del passato non si ripetano, chiediamo più qualità della programmazione locale, perché si scrivano piani in risposta ai veri bisogni.

Se siamo al 16° posto per spesa sociale fra le Regioni italiane, cioè siamo quartultimi, e spendiamo 62 euro procapite, contro una media nazionale di 115, quasi il doppio, questo è anche dovuto ad un basso investimento non solo della Regione, ma anche dei Comuni.

CHIEDIAMO LA MASSIMA COLLABORAZIONE NEL RIDISEGNARE LE ZONE SOCIALI: dobbiamo diminuire il numero degli Ambiti, riconoscendone anche alcune funzioni di sub-ambito, ma soprattutto dobbiamo avere la coincidenza fra ambito sociale e distretto sanitario, perché sono a rischio anche i fondi del governo che impongono giustamente questa misura alle Regioni (lei, Ministro, non ha sentito questo passaggio…).

Ad esempio, l’Umbria, con 900 mila abitanti, ha soli 4 ambiti territoriali ottimali coincidenti per sociale e sanitario e 12 zone sociali. Le Marche con 1 milione e mezzo di abitanti e un territorio non dissimile dal nostro ha 24 ambiti sociali.

Noi, con 1 milione e 300 mila abitanti, abbiamo 35 ambiti sociali e per di più non coincidenti con quelli sanitari! Quasi quanto quelli dell’Emilia Romagna che ha 4 milioni e mezzo di abitanti. Per questo abbiamo proposto di portarli a 24 come i distretti sanitari, che oggi sono stati tra l’altro ulteriormente accorpati in aree funzionali.

So che dovremo vincere resistenze e campanilismi, ma questa misura di riorganizzazione è fondamentale per garantire al cittadino un coordinamento della sua presa in carico sia sociale che sanitaria.

Ma CHIEDO PIU’ CORRESPONSABILITA’ E PIU’ PROFESSIONALITA’ ANCHE AI CIRCA TREDICIMILA OPERATORI DEL SOCIALE affinché ci sia la piena qualificazione di tutti, perché ci sia un aggiornamento e una formazione costanti e i loro interventi siano più efficaci e in grado di operare nella direzione di quel welfare generativo di cui parlava Tiziano Vecchiato. Perché l’integrazione fra politiche sociali e politiche del lavoro di cui ci ha parlato Romano Benini può essere la base di un rilancio dell’occupazione e anche di un lavoro più dignitosamente retribuito.

E infine CHIEDO CORRESPONSABILITA’ al terzo settore e al volontariato e alle 7000 organizzazioni che lo compongono. Abbiamo ascoltato da Flaviano Zandonai quante strade di innovazione ci sono per le imprese sociali, che devono imparare a diventare imprese e a sviluppare investimenti nelle persone e nelle strutture per contribuire a far crescere il sistema. Siamo alle soglie di una rivoluzione del terzo settore con la legge delega il cui iter è già cominciato in Parlamento. Su questo il Ministro avrà modo di parlarci.

La terza sfida si chiama CERTEZZA DELLE RISORSE E RICERCA DI NUOVE FORME DEL WELFARE.

Nel mio programma elettorale avevo inserito questo punto ed è la prima cosa a cui ho lavorato. CERTEZZA DELLE RISORSE significa poter avere una disponibilità di fondi in un orizzonte almeno triennale. A livello nazionale, come Commissione Politiche sociali della Conferenza Stato-Regioni, abbiamo chiesto al Governo questa certezza: e il Ministro Poletti l’ha fatta propria ed ottenuta. Per cui il Fondo nazionale politiche sociali e il Fondo per la non autosufficienza hanno la dotazione finanziaria anche per il 2016 e il 2017. Noi ci auguriamo e chiederemo che vengano aumentati, ma la base di CERTEZZA per programmare c’è. E c’è la stessa CERTEZZA anche nel bilancio regionale 2015, per il 2016 e il 2017.

Ma accanto alla certezza di queste risorse e al loro graduale incremento dobbiamo essere in grado anche di mobilitare altre risorse.

LO DICO CHIARAMENTE: NOI CREDIAMO FORTEMENTE NEL WELFARE PUBBLICO LA CUI CRESCITA E’ LEGATA PROPRIO ALLA CAPACITA’ DI MOBILITARE TUTTE LE RISORSE, ANCHE QUELLE PRIVATE.

Lo sappiamo bene: oggi con le risorse pubbliche assistiamo solo 1 anziano non autosufficiente su 3. Gli altri 2 anziani non autosufficienti sono assistiti solo con le risorse private o quelle dei familiari che si servono del mercato privato del lavoro di cura, delle badanti, delle collaboratrici domestiche. Le stesse percentuali le abbiamo anche per quanto riguarda i servizi di custodia dei bambini, i nidi, o i servizi per i disabili.

Per ESTENDERE il welfare pubblico non possiamo solo pensare a triplicare le risorse pubbliche, impresa che almeno a breve e medio termine è palesemente impossibile. Certo progressivamente possiamo chiedere il rifinanziamento e il trasferimento di fondi da altre politiche basate sul recupero e non sulla prevenzione. Ma nel frattempo dobbiamo pensare a forme nuove: dall’integrazione socio-sanitaria al coordinamento delle cure private, all’accreditamento dei servizi sociali e ai voucher per l’agevolazione nell’accesso, alla disponibilità di altre risorse previdenziali, assistenziali e assicurative, alla partecipazione economica graduata dal nuovo ISEE dei cittadini sulla base dei redditi. Se vogliamo che il WELFARE PUBBLICO, che oggi è minoritario nell’assistenza rispetto al WELFARE PRIVATO, possa riguadagnare spazi, dobbiamo essere capaci di pensare a forme nuove, che possiamo chiamare SECONDO WELFARE o in altri modi, ma che vanno nella direzione di mobilitare nuove risorse.

Per questo la quarta sfida è la RICERCA e l’INNOVAZIONE SOCIALE. Io spero che l’incontro di oggi sia solo il primo di una serie di incontri in cui la partecipazione si esprima nella ricerca di nuove strade di innovazione per i servizi sociali. Le resistenze sono e saranno tante, ma restare fermi è la fine. Questi contributi della ricerca e dell’innovazione sociale devono essere alla base dei gruppi di lavoro, come quelli che avremo nel pomeriggio. A conclusione di questo intervento vorrei lanciare alcuni stimoli per questi tavoli.

PER IL FORUM SUI BAMBINI, I GIOVANI E LE FAMIGLIE:

  • dobbiamo rilanciare e rafforzare il sistema dei nidi, sviluppare un sistema di micronidi e di nidi integrativi nei piccoli comuni, incrementare le dotazioni dei nidi delle grandi aree urbane; oggi abbiamo 111 comuni che hanno attivato nidi, ma riusciamo ad assicurare solo 9,8 posti su 100 bambini nella fascia 0-2 anni; per questo, dobbiamo mettere a regime la disciplina sperimentale dell’accreditamento e confidiamo nella riforma nazionale della legge 0-6 che verrà a breve ripresa nelle norme sulla Buona scuola;
  • le politiche per le famiglie sono ferme ad una legge che quest’anno compie venti anni e che fu scritta molto prima dei Piani di zona e della 328, una legge superata, che duplica interventi e consuma risorse senza una strategia mirata, che dobbiamo riscrivere;
  • per i giovani stiamo ripartendo con un finanziamento che speriamo diventi strutturale per i centri giovanili;
  • sui Centri antiviolenza per le donne abbiamo attivato le nuove risorse statali, ma al tempo stesso sarà avviato il riordino rispetto agli standard professionali e di servizio sulla base di quanto deciso dalla Conferenza Stato-Regioni;
  • in materia di adozione occorre aggiornare i protocolli, mentre sull’abuso e il maltrattamento va ripresa l’attuazione delle linee guida e il loro aggiornamento.

PER IL FORUM SULL’INCLUSIONE SOCIALE E IL CONTRASTO ALLA POVERTA’

  • se è vero, come dice l’ISTAT, che in Abruzzo 26 persone su 100 sono a rischio di povertà o esclusione sociale, dobbiamo pensare a misure strutturali di contrasto e non solo di emergenza che riguardano un quarto della nostra popolazione;
  • nel nuovo Piano operativo 2014-2020 abbiamo un nuovo Asse per l’inclusione sociale basato proprio sul modello della governance che vede la regia locale affidata agli Enti di ambito sociale. Abbiamo destinato 32 milioni di euro per i prossimi 7 anni. Già quest’anno stiamo sperimentando Abruzzo Inclusivo, che spero vada nella giusta direzione e che trovi i Comuni preparati per il prossimo Programma Operativo;
  • l’Abruzzo avrà nel 2015 anche la Social Card; il Ministro dirà qualcosa su questo, perché come Regioni stiamo chiedendo di poter utilizzare questo strumento in modo più mirato; potremo contare anche sul PON Inclusione Sociale per la sperimentazione del SIA, il Sostegno per l’Inclusione Attiva;
  • possiamo anche operare sulla leva del microcredito sociale, sulla revisione delle modalità di assistenza per i bisogni alimentari, su nuove strategie per le dipendenze e per il reinserimento sociale dei detenuti, sulla modifica alle norme regionali in materia di immigrazione nella direzione di una maggiore accoglienza e integrazione.

PER IL FORUM SUGLI ANZIANI E SUI DISABILI:

  • dobbiamo ricmprendere il Piano per la non autosufficienza nei Piani di zona dei servizi sociali integrati con la salute;
  • dobbiamo riequilibrare l’assistenza domiciliare che oggi è in carico soprattutto ai Comuni perché in Abruzzo l’Assistenza domiciliare integrata incide solo per il 2,5% sulla spesa sanitaria, contro, ad esempio, il 4,7% nelle Marche e il 5,6%; cioè il sanitario in Abruzzo investe meno della metà nell’Assistenza domiciliare, che dovrebbe invece essere uno dei servizi fondamentali di prevenzione dei ricoveri inappropriati, oltre che garanzia del diritto a vivere nella propria casa; a questo dovrà servire anche una buona integrazione socio-sanitaria e un riequilibrio delle risorse;
  • incentivare l’utilizzo degli strumenti della Vita indipendente sia in termini di risorse sia in termini di maggiore efficacia e monitoraggio dei fondi erogati con apposite valutazione di impatto;
  • non sappiamo ancora l’esatto numero dei disabili in Abruzzo, ma sappiamo che oggi in Abruzzo 54.897 persone percepiscono l’indennità di accompagnamento per disabilità o non autosufficienza, ovvero il 4,2% della popolazione totale, un dato che deve farci riflettere per l’elaborazione di un nuovo welfare generativo;
  • va ripensato il sistema delle residenzialità, dove sono accolti 2819 anziani, ancora di stampo assistenzialistico e istituzionalizzante, a favore di una rete di micro-residenzialità dal volto umano e co-gestita con le famiglie sul modello del “Dopodinoi” per i disabili, per gli anziani e per le persone con patologie psichiatriche;
  • dobbiamo essere capaci di costruire politiche preventive con strategie quali quelle dell’invecchiamento attivo.

Ho accennato solo ad alcuni temi, ma tanti ne verranno fuori. Vi prego di impostare il lavoro di questi gruppi sul ciò che dobbiamo ancora fare, sulle idee nuove, sulla fiducia e sull’entusiasmo di scrivere delle pagine nuove, senza ripiegarci sul passato.

RIMETTIAMOCI IN CAMMINO, DUNQUE.

Rimettiamo in cammino le politiche sociali.

Restituiamo i diritti di uguaglianza a tutti gli abruzzesi.

La strada è lunga, lunghissima, e forse, come dice Eugenio Montale, “non c’è sosta per noi” perché alla fine scopriremo che “il cammino è sempre da ricominciare”.

Ma non restiamo mai più fermi.

Rimettiamoci tutti insieme in marcia, per crescere e per far crescere l’Abruzzo sociale.

Grazie.